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Kandinsky l'artista «sciamano». A Vercelli l'origine dell'Astrattismo

Nei bellissimi spazi espositivi dell'Arca, in mostra 22 capolavori provenienti da otto musei russi e un importante nucleo di oggetti rituali delle tradizioni popolari che ispirarono il maestro e la nascita dell'arte astratta

Kandinsky, l'arte spirituale
Kandinsky, l'arte spirituale ()

VERCELLI - Simbolismo audace, tinte accese, contrasti stridenti, colore, colore e ancora colore. Una predilezione per il blu, espressione di spiritualità, e un uso straordinario degli accostamenti cromatici, che parlano un linguaggio tutto loro. La mostra dedicata al padre dell'Astrattismo appena aperta nel bellissimo spazio espositivo dell'Arca di Vercelli («Kandinsky. L'artista come sciamano», fino al 6 luglio) è un viaggio attraverso le tracce più misteriose che portarono alla nascita della pittura astratta.

Incentrata sul momento in cui l'artista arriva a lasciare la strada figurativa per intraprendere una via che lui stesso definì spirituale, la rassegna si sviluppa intorno a 22 capolavori provenienti da otto musei russi, soprattutto dal Museo Nazionale di San Pietroburgo, accompagnati da selezionatissimi dipinti di grandissimi interpreti dell’avanguardia russa. Accanto a questi, un importante nucleo di oggetti rituali delle tradizioni popolari e sciamaniche, appartenenti alla prestigiosa Fondazione Sergio Poggianella, praticate nelle lontane e sterminate regioni siberiane, da cui Kandinsky trasse profonde ispirazioni durante i suoi anni giovanili di studi etnoantropologici.

I lavori presentati a Vercelli appartengono prevalentemente al periodo che l'artista trascorse fra Monaco e la Russia, tra il 1901 e il 1922, anno in cui fu costretto ad abbandonare per sempre la Russia sovietica, che pure aveva sostenuto nei primi anni della rivoluzione, per accettare l’incarico offertogli da Walter Gropius di guidare, insieme a Paul Klee, la Bauhaus.

Questo è anche il momento in cui giunse alla convinzione che per trasporre sulla tela sentimenti e pensieri non fosse necessario raffigurare oggetti, paesaggi, i volti della vita quotidiana, ma che, tramite il colore, la forma, la loro combinazione e il ritmo della composizione fosse possibile esprimere gli stati d’animo e le emozioni provocati sia dal mondo esterno che dai moti profondi dello spirito.

Il lungo e profondo viaggio che lo condusse all’astrazione era cominciato negli anni della sua formazione universitaria, quando gli studi di legge lo avevano portato ad analizzare i fondamenti del diritto fra le lontane popolazioni della Vologda, in Siberia, dove conobbe anche gli antichi riti sciamani. Molti elementi che si ritrovano nella sua opera richiamano quella esperienza, dalla figura del cavallo e del cavaliere al tamburo rituale, alle figure simboliche di animali.

Kandinsky esplora la cultura primitiva, folklorica, del mondo contadino, alla ricerca delle radici di un’originaria e intatta civiltà russa. Un universo favoloso ed esoterico, contrapposto al razionalismo dell’occidente europeo, cui facevano parte le favole e le canzoni popolari trasmesse oralmente fin dal Medioevo e riprese poi in letteratura da Pushkin e Dostoevskji, e in musica da Rimskij-Korsakov, Musorgskij, Skrjabin e Stravinsky.