16 agosto 2017
Aggiornato 15:00
Cimitero di Vercelli

Sparisce il busto di Nadia e Ida Caciagli

Rubata la statua delle due sorelle (originarie di Trino) simbolo dell'emancipazione femminile nel secolo scorso. La minore Ida, in special modo, è passata agli annali della storia locale come la prima donna vercellese laureata in Medicina e Chirurgia.

L'emancipazione femminile è stata una grande rivoluzione pacifica del «Secolo breve» (© )

VERCELLI – Rubato il busto delle sorelle emblema dell'emancipazione femminile vercellese. La statua che troneggiava sulla tomba della famiglia Caciagli non è più al suo posto nel cimitero di Biliemme da circa un mese, almeno da quanto risulta dalle segnalazioni giunte in Comune. Il furto era passato in sordina per la mancanza di una regolare denuncia, dovuta senza dubbio al fatto che la famiglia di origine trinese non ha eredi diretti. Ora l'amministrazione si attiverà per scovare qualche parente,e fino a qui tutto sembra rientrare nella triste ma per sommi capi sequela di atti vandalici di carattere cimiteriale. Ma in questo caso l'apparenza inganna perché il busto sottratto raffigura due donne simbolo nella storia locale recente.

FEMMINISMO ANZITEMPO - Nadia e Ida Caciagli hanno rappresentato un esempio di femminismo anzitempo, affermandosi già all'inizio del 1900 come simbolo della parità tra i sessi. La minore Ida, in special modo, è passata agli annali della storia locale come la prima donna vercellese laureata in Medicina e Chirurgia, titolo che conseguì nel 1915, dopo aver vinto una borsa di studio riservata alle studentesse derivante dal lascito testamentario dell'avvocato Antonio Borgogna, determinato a supportare lo studio femminile. In seguito Ida lavorò a lungo nell'ospedale Maria Vittoria di Torino, specializzandosi in ginecologia. La passione per la materia la spinse a studi sulla fertilità e le affezioni ginecologiche e a fondare una società farmaceutica, nella direzione della quale venne supportata attivamente dalla sorella maggiore Nadia.
Anche quest'ultima si distinse per atteggiamenti anticonformisti, in primis dedicandosi al lavoro dopo aver preso prematuramente il marito, e insieme alla sorella coltivando la passione per le automobili, che le spinse più volte a partecipare alle gare promosse nel vercellese dall'Automobil Club negli anni '30. Tale era la loro notorietà e modernità, che nel 1926 furono anche oggetto di un tentativo di attentato, con il recapito presso la loro abitazione di un pacco bomba, che fortunatamente non fece danni.