Varallo

«Non sono una bulla. Datemi un'altra occasione»

Lettera di scuse, al «Corriere della sera», della studentessa che a scuola ha picchiato una disabile: «A volte si agisce d’impulso, senza pensare a quello che si sta facendo».

Il caso dell'istituto «Pastore» è finito anche in tv, a «Storie vere» di Rai Uno
Il caso dell'istituto «Pastore» è finito anche in tv, a «Storie vere» di Rai Uno ()

VARALLO - S'è pentita la ragazza che, nelle scorse settimane, ha picchiato una studentessa disabile, insieme ad un altro compagno di classe. Il fatto è avvenuto al termine di una lezione, all'istituto Alberghiero di Varallo. Sui fatti indagano carabinieri e istituzioni scolastiche, anche per appurare il ruolo e le responsabilità di un'insegnante presente durante il pestaggio, registrato da un altro studente e poi fino in rete. Ieri la studentessa protagonista dell'aggressione s'è scusata. La ragazza ha quindi scritto una lettera, pubblica con grande evidenza sul quotidiano milanese «Corriere della sera».

LA LETTERA - «Sono Greta, ho 15 anni. Sì, sono la ragazza che tutti voi state dipingendo come un mostro. Le persone che mi conoscono, sanno che non sono una ragazza violenta, anzi, io sono dell’idea che le parole dette in una certa maniera, possano far più male di uno schiaffo. Purtroppo, e risottolineo purtroppo, sto attraversando un brutto periodo, e a volte presi dalla rabbia e dal nervoso, si fanno cose che non si vorrebbero fare. A volte si agisce d’impulso, senza pensare a quello che si sta facendo. Io ho sbagliato, sicuramente. Non dovevo fare quello che ho fatto, ma come ho già detto prima, a volte si agisce d’impulso. Io credo che ogni essere umano possa sbagliare, altrimenti non verrebbe definito 'umano'. Ma credo anche che chiunque si meriti una seconda possibilità. È giusto pagare per i propri errori; anche se sono davvero dispiaciuta per quello che è successo. Anzi, dispiaciuta non è la parola adatta, la parola esatta è pentita. Sono molto pentita per ciò che ho fatto, tornassi indietro non lo rifarei mai. State parlando di «bullismo». Io non sono una bulla! Mi state facendo passare per quella che non sono! Mi sento uno schifo, anche se so che per la maggior parte di voi è giusto così. Quello che sto passando io è sovrumano. È più di quanto ognuno di voi si possa immaginare. Mi state giudicando tutti, ma mi state giudicando per quello che non sono. Non sono né una bulla, né una ragazza a cui piace fare del male alle altre persone. Ho sbagliato, lo so, e chiedo scusa a S. Non chiedo la vostra comprensione, ma ci tenevo a farvi sapere che nonostante io abbia sbagliato, mi state facendo passare e sentire come una ragazza che ha ucciso. Ognuno merita una seconda opportunità, a maggior ragione se si è capito l’errore commesso».