Rifiuti radioattivi

Portinaro: «Il Governo riprenda il dossier sull'uscita dal nucleare»

E' quanto dichiara Alessandro Portinaro, sindaco di Trino e Coordinatore della Consulta ANCI Comuni sede di servitù nucleari: «Rinvii stanno comportando aumento spese carico cittadini italiani»

ROMA - «Il convegno di questa mattina, per l'autorevolezza degli organizzatori e per i contenuti portati dai diversi relatori, rappresenta un passaggio importante per riavviare il percorso di uscita dal nucleare nel nostro Paese. Bisogna riconoscere alla Commissione d'Inchiesta di aver svolto un lavoro importante in modo serio e approfondito». E' quanto dichiara Alessandro Portinaro, sindaco di Trino e Coordinatore della Consulta ANCI Comuni sede di servitù nucleari in merito al convegno «La gestione dei rifiuti radioattivi e il sistema dei controlli. Esperienze a confronto tra Francia, Spagna e Italia», svolto questa mattina alla Camera dei Deputati.

«Ciò che emerge dopo questo incontro - aggiunge - è una completa convergenza da parte dei diversi attori sull'urgenza e la necessità di far ripartire in fretta il processo di individuazione del sito dove realizzare il deposito unico nazionale, con la pubblicazione della CNAPI (la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee) così come è evidente che non si possono accettare ulteriori ritardi sul programma nazionale di gestione dei rifiuti radioattivi e sull'avvio dell'ISIN».

«Questi rinvii - sottolinea Portinaro - stanno comportando un aumento di spese a carico dei cittadini italiani, oltre ad esporre il Paese ad una procedura di infrazione da parte della Commissione europea, che attende il nostro Programma di gestione entro la fine del mese. I ritardi, cosa altrettanto grave, rendono impossibile la disattivazione degli attuali siti temporanei che, invece, si stanno di fatto trasformando in depositi definitivi, con la costruzione di nuove strutture sempre temporanee (ma con una vita utile di 50 o 100 anni) dove stoccare i rifiuti radioattivi già presenti e quelli del decommissioning. Le centrali e gli altri impianti nucleari sono in siti del tutto inidonei per una custodia di medio o lungo periodo e quindi si tratta di una soluzione inaccettabile».

«C'è poi un tema ancora irrisolto - evidenzia - ed è il coinvolgimento dei Comuni nella disattivazione dei siti attuali: è proprio di questi giorni la notizia che la Regione Piemonte, nell'iter di revisione del piano regolatore di Saluggia, ha applicato per la prima volta quanto previsto dall'art. 24 della legge 27/2012 che autorizza la realizzazione di interventi per lo smantellamento, anche in contrasto con quanto previsto dai piani regolatori, togliendo quindi ai Comuni un ulteriore strumento di governo del proprio territorio. Come giustamente dice la Vicepresidente della Camera Marina Sereni servono 'trasparenza nel processo decisionale, informazione e coinvolgimento', ma ciò deve valere sia per il Deposito Nazionale che per quanto avviene negli attuali siti nucleari».

«Speriamo quindi che il Governo riprenda in mano il dossier 'nucleare' e faccia ripartire il processo: pubblicazione della CNAPI, programma nazionale, ISIN e un intervento sulla governance di Sogin, che da mesi vive in una situazione difficile. Abbiamo bisogno di un'azienda di Stato seria e che possa svolgere il suo compito bene, evitando di accumulare ritardi e di rendersi protagonista di pagine da dimenticare, come la recente costruzione del D2 di Saluggia (uno dei nuovi depositi che Sogin sta costruendo sui siti attuali) che, prima ancora di entrare in funzione - conclude l'esponente ANCI - presenta già crepe e ossidazioni, come puntualmente rilevato da ISPRA».