Arti visive

Giovani talenti: i video e le foto mozzafiato di Giulia Bertolazzi

Nei giorni scorsi navigando su Youtube siamo incappati in un filmato che ci ha colpito: č la storia dell'anno all'estero di una liceale vercellese, ideato, girato e montato (magistralmente) da lei. Abbiamo deciso di intervistarla e chiederle della sua esperienza in Islanda, ma sopratutto della sua passione, nata «grazie alle stelle»

VERCELLI – Nei giorni scorsi navigando su Youtube siamo incappati in un video che ci ha colpito: è la storia dell'anno all'estero di una liceale vercellese, ideato, girato e montato (magistralmente) da lei, Giulia Bertolazzi. Abbiamo deciso di intervistarla e chiederle della sua esperienza in Islanda, ma soprattutto della sua passione per la fotografia e la video-grafica.

Giulia Bertolazzi
Giulia Bertolazzi (Giulia Bertolazzi)

Ciao Giulia, quanti anni hai e da dove sei appena tornata?
Ciao! Ho compiuto 18 anni in Islanda lo scorso febbraio. Ero lì per un anno di studio all'estero, la quarta liceo, con la Afs.

Lost in Iceland
Lost in Iceland (Giulia Bertolazzi)

L'Islanda è una meta insolita, perché sei andata lì?
Sì in effetti quasi tutti puntano agli Stati Uniti e inizialmente anch'io ero orientata in quella direzione. Poi per caso ho visto prima delle fotografie e poi alcuni film sull'Islanda e quei paesaggi mi hanno affascinato...quindi ho deciso che quella sarebbe stata la mia meta.

Solitude
Solitude (Giulia Bertolazzi)

Immagino che vivere in Islanda sia diverso, come sono le persone e il clima?
Diciamola tutta, l'inverno non è una stagione semplice: albeggia a mezzogiorno, tramonta alle 14 e io alle 16 quando uscivo da scuola mi trovavo avvolta dalle tenebre. Per non parlare del freddo, siamo arrivati anche a -30! Il buio però ha una suo lato insolito per noi: più c'è oscurità infatti più è possibile vedere distintamente il fenomeno dell'aurora boreale. Sono immagini che porterò per sempre nel cuore. Sulle persone ci terrei a sfatare un pregiudizio: gli islandesi sono molto cordiali, forse anche di più di tanti italiani.

Gošafoss da un altro punto di vista
Gošafoss da un altro punto di vista (Giulia Bertolazzi)

Parliamo della tua passione per la fotografia, come è nata?
Grazie alle stelle! Mi spiego, una sera ho visto uno splendido cielo stellato e mi è venuta voglia di fotografarlo. Ho preso la mia reflex e ho visto che scattando in automatico non sarei mai riuscita a ottenere una bella immagine, quindi ho incominciato a «giocare» con le impostazioni. Poi, piano piano, anche grazie ai consigli di un mio cugino, ho imparato a gestire l'Iso, il diaframma, l'esposizione e quant'altro. Avevo poco più di 10 anni e quella passione mi accompagna fino ad oggi.

Giulia con la sua macchina foto
Giulia con la sua macchina foto (Giulia Bertolazzi)

Alle riprese e al montaggio video invece come sei arrivata?
Circa un annetto fa stavo navigando su Youtube quando sono incappata nel canale di Rory Kramaer, un giovane regista e videomaker americano che mi ha conquistato. Dopo un'ora ero già su I-Movie (un programma di montaggio base, ndr) a realizzare il mio primo montaggio. Dopo qualche settimana però mi sono accorta dei grossi limiti di quel programma e sono passata ai software professionali: prima Final Cut, con cui ho editato gran parte del materiale video del mio canale Youtube, e poi Premiere con After Effects. Per imparare a usarli, non sono per nulla semplici, mi sono studiata vari tutorial reperibili in rete e soprattutto ho provato e riprovato.

Quali progetti hai per il futuro?
Prima di tutto devo prendere la maturità, a breve tornerò fra i banchi dell'Agrario di Vercelli, ma nel tempo libero vorrei fare qualche esperienza professionale. Ho preso i primi contatti con alcuni fotografi per affiancarli durante il lavoro e imparare i trucchi del mestiere. Poi ho un grande sogno nel cassetto: andare a New York per frequentare un prestigioso corso universitario dedicato proprio alla fotografia e alla realizzazione di video.